2020. Opere sulla Pandemia

Serie composta da 12 illustrazioni grafiche disegnate a china con postproduzione in digitale realizzate durante il lockdown da Coronavirus. Le opere, bifacciali, prevedono un comune dorso.

Luca Viapiana sceglie di raccontare attraverso la sua arte l’emergenza Coronavirus proponendo una serie di dodici illustrazioni che portano in scena personaggi e simboli della pandemia che sta sconvolgendo la vita dell’intero pianeta. La scelta dei soggetti non dà spazio alla discrezionalità dell’artista, ma utilizza le parole chiave che descrivono il fenomeno, così come raccontato nel linguaggio mediatico. Da qui, passano in rassegna tematiche, riconosciute a livello globale, che diventano figure universali in cui sono sintetizzati gli elementi che, a tutte le latitudini, riconducono all’epidemia Covid 19 causata dal virus Sars-Cov2. Luca Viapiana sceglie di abbracciare una selezione globalizzata e globalizzante, assecondando la terminologia adottata dai mezzi di comunicazione, seppur non condividendone il richiamo al lessico bellico. La carta dedicata al personale medico intitolata “La Prima Linea”, figlia della medesima retorica, entra prepotentemente a far parte del lavoro, connotandolo. Le opere sono realizzate partendo da una fase manuale, in cui le figure prendono vita su tavole disegnate a china, che acquistano plasticità attraverso i chiaroscuri affidati alla matita. Nella seconda fase di postproduzione in digitale, l’artista cura l’impaginazione e la colorazione dei soggetti. Un processo in cui Viapiana veste quasi i panni del regista, componendo scene diverse ma tra loro complementari che restituiscono una realtà dai toni surreali, ma colma di elementi attinti a piene mani dal nostro quotidiano. Il tutto condensato in un prodotto figurativo armonioso e sospeso, in cui si concentra l’attenzione anche sull’aspetto della semantica, come ad esempio ne “La Zona Rossa” dove l’artista costruisce una scena affogata nei toni del rosso, in cui il virus viene letteralmente inglobato nel lastricato di una via, con l’intento di creare un nesso diretto fra contaminazione e territorio, tra linguaggio e raffigurazione. Questa serie di illustrazioni è da considerarsi non finita. Non sapendo quale sarà lo sviluppo di questa pandemia, è aperta ad integrazioni e modifiche. Un’opera non completa, in divenire. L’augurio è che si possa riempire di nuove tavole di speranza.

Luca Viapiana chooses to tell through his art the Coronavirus crysis by proposing a series of twelve graphic illustrations that enact the main characters and symbols characterizing the pandemic upsetting life in the whole planet. The choice of subjects is not purely discretionary but the author uses the same keywords used by media language to describe the phenomenon. At this point you can review globally recognized thematic categories that become universal figures in which are synthesized those elements that, in every corner of the globe, connect to Covid 19 epidemic caused by the Sars-Cov 2 virus. Luca Viapiana chooses to embrace a globalized and globalizing selection, following the terminology adopted by media even if he disagree with the spread reference to the war lexicon. The illustration dedicated to the medical triage entitled “Frontline”, outcome of the same rhetorical approach, becomes part of the artwork and connote it. Illustrations start from a manual phase in which the figures come to life inside indian ink drawings which grow in plasticity thanks the chiaroscuro given by pencil. In the following digital post-production phase, the artist takes care of layout and colouring. A process in which Viapiana almost plays the role of a movie director, composing different but complementary scenes that give back a reality with surreal tones but full of elements coming from our daily life. All is contained into a harmonious and suspended figurative path in which the artist has also taken care of semantics, as for example in “The epicentre”, dedicated to the northern Italy red zone, in which the artist builds a composition drowned in reddish shades, in which the virus is literally incorporated into the street to create a direct link between contamination and land, between language and representational style. This series is not to be considered completed. We don’t know the future of this pandemic, so the artwork is absolutely open to additions and modifications. A composite artwork not finished, in progress. The hope is it’ll be filled with new hopeful images.

 

 

Luca Viapiana zittisce il silenzio / Luca Viapiana hushes the silence

by Stefano Morelli

Il mondo che conoscevamo non esiste più, si è spento. Forse ci aspetta per ripartire. Eppure Luca non si è fermato. Continua a giocare e zittisce il silenzio che come una cappa asfittica ci ha reso prigionieri. Gioca con le nostre vite, con la nostra rabbia, vincendo. Si fa universale indagando la nuova condizione dell’uomo. Dodici arcani ci svelano il nuovo mondo e, incredibilmente, i nuovi noi. Una nuova realtà che sfuma entro vapori di rosa, giallo, arancio, blu e viola. Piena di sensualità, piena di vicinanza. Dà un volto alla paura per prima cosa, Viapiana, descrivendo il virus “La Corona” come il più terribile degli dei ma che come tutti gli dei è distante nella sua solitudine idolatrica. Quella solitudine non è più la nostra, la visione ce ne libera e ne “La Benedizione” ci sembra di comprendere il volere della Provvidenza, di vivere finalmente in comunione con essa. Diversamente dalle altre sue opere, spesso piene di attesa, finalmente qui l’atto si compie: la nostalgia diventa desiderio, il terrore sorpresa, e tutto ritorna al mandorlo che sta fiorendo vivendo il suo “Picco”, la sua estasi fragrante. E agogniamo “Il Contagio” come si sogna l’amore che sempre ha un prezzo. Increduli assistiamo alla vergogna che diventa gioia, a “La Fuga” che si fa speranza. Non c’è più ironia in Luca, sente come pochi lo sentono di essere nato per vivere questo momento, e trasforma l’ironico in poetico, il ridicolo in sublime, tutto in desiderio. Sì è compiuto un miracolo, la sua mano è libera da ogni costrizione e prevalica la computer grafica facendo dimenticare la natura digitale delle sue immagini che infatti diventano oggetti pulsanti. La crocerossina in “La Prima linea” ti porge il suo incanto come una fata e tu, egualmente nudo perché spoglio di tutto, vuoi coglierlo come coglieresti la libertà.

The world we knew no longer exists, it’s gone. Maybe it’s waiting for us to start again. And yet Luca hasn’t stopped. He keeps on playing and hushes the silence that made us prisoners, like an asphyxiating blanket. He plays with our lives, with our anger, and he wins. He becomes universal by investigating humankind’s new condition. Twelve arcana reveal to us the new world and, surprisingly, our new ego. A new reality that fades into shades of pink, yellow, orange, blue and purple.  A reality full of sensuality, full of affinity. First Viapiana gives fear a face, describing the “Coronavirus” as the most terrible of the gods, and yet, like all gods, secluded in its idolatrous solitude. That loneliness is no longer our loneliness, the vision of the monster frees us from it. Under the “Benediction” we seem to understand the will of the Providence and to finally live in communion with it. Unlike many of his artworks, characterized by an atmosphere of waiting, here at last the act is fulfilled: nostalgia becomes desire, terror becomes surprise, and everything returns to the almond tree that is blossoming living its “Peak”, its fragrant ecstasy. And we yearn for “Contagion” as we dream of love, which always has a price. Astonished we witness shame becoming joy, “Escape” becoming hope. There is no irony in Luca anymore: he feels, like few others, he was born to live this moment, and he transforms the ironic into the poetic, the ridiculous into the sublime, everything into desire. A miracle has happened, his hand is free from any constraints and overcomes computer graphics, making us forget the digital nature of his images, which become pulsating objects. The nurse in the “Frontline” gives you her enchantment like a fairy and you, naked in the same way because deprived of all, want to seize it as you would seize freedom.

 

 

Vai al Progetto Fotografico di Fabio Itri dedicato alle Opere sulla Pandemia esposte nelle Grotte di San Gregorio, Stalettì (Catanzaro).